lunedì 30 settembre 2013

Viaggio a Glasgow in 280 pagine


Ecco che ci riprovo a recensire un libro. Si tratta di uno dei miei autori preferiti in assoluto, che in passato ho avuto anche l'onore di tradurre per la casa editrice Tranchida. Onore, perché per me è stato come tradurre Hemingway, o Kafka, o Dickens, o Orwell... Insomma, avete capito, ho una venerazione per quest'uomo, che di nome fa William McIlvanney ed è uno dei principali autori scozzesi contemporanei, anche se all'estero non è così conosciuto. O per lo meno, non qui in Italia.

mercoledì 25 settembre 2013

Facciamo un atto di fede



PREMESSA
Ho studiato tredici anni dai preti in gioventù. Anni in cui prima delle lezioni si andava a messa. Anni in cui l'incenso sostituiva il deodorante e ci si alzava tutti in piedi quando entrava il professore e si diceva la preghiera. Adesso non ci si gira neanche più. Anni in cui, oh ma quello lì non è....? Ma non era prete? E che ci fa con una donna? Anni in cui l'educazione sessuale ce la facevamo su Cioè e non baciarmi troppo forte che sennò mi metti incinta. Anni di cori, organi e di Symbolum77, che però è vero che con la musica ci si sente una cosa sola.

Io adesso non credo più. E non è che non credo a Dio, ma credo a Buddha o alle dea Vishnu. Non credo a niente, ma è un problema mio e non è nemmeno il nocciolo della questione.

lunedì 23 settembre 2013

Grammar is sexy


Lo si può notare ogni giorno, è intorno a noi, come una nube sottile ma venefica che ammorba la bellezza del vivere e trasforma tutto in un piatto grigiore senza speranza. Parlo della sciatteria linguistica. Non so bene come si sia instaurata e come abbia preso sempre più piede, forse è insito nella natura della sciatteria dilagare, perché è certamente più comoda dell'eleganza. Ma è anche molto pericolosa. Si inizia ignorando un congiuntivo, per passare poi a cospargere un testo scritto di virgole buttate a caso, come un pizzico di sale.

mercoledì 18 settembre 2013

#outfitbook Summer Edition: le parole che ci avete detto


Sì lo so siamo state assenti tutta l'estate.
Sì lo so, non è che anche negli ultimi giorni poi ci siamo fatte vive tantissimo. Anche mia mamma mi ha appena rimproverato al telefono per la mia presenza assente.
Ma sono successe molte cose negli ultimi mesi. Alcune brutte (a me), che ci hanno fatto pensare che ci fosse bisogno di uno stop. Siamo alla ricerca della retta via, stiamo ripensando al nostro ruolo, ci stiamo mettendo in discussione.
Anni fa mi capitavano spesso dei periodi in cui avevo bisogno di cambiare pelle. Era un processo lento e doloroso, in cui me ne stavo in disparte semplicemente a osservare le mie emozioni, cercando di dare loro un nome, nella speranza che non mi soverchiassero. Una metamorfosi che mi riconsegnava alla vita un po' ammaccata, forse, ma finalmente nuova.
Adesso sta succedendo di nuovo e di conseguenza coinvolge questo spazio, che è un po' la nostra casa, mia e di Cristina.

giovedì 12 settembre 2013

La scuola che vorrei


La scuola che vorrei ha muri alti per contenere e proteggere ma trasparenti per non escludere la vita.
La scuola che vorrei ha colori sgargianti abbinati a caso, a seconda dell'umore.
La scuola che vorrei ha aule enormi che profumano di bosco e di malga.
La scuola che vorrei ha un terrazzo con un telescopio per poter studiare le stelle.
La scuola che vorrei ha come materia principale Etica e studio del movimento nel cinema di Miyazaki. E solo dopo ti puoi dilettare a scrivere in corsivo.
La scuola che vorrei ha maestri premurosi e severi. La scuola che vorrei ha anche maestri maschi, che a volte sono pure meglio. Non allarghiamoci, la scuola che vorrei ha dei maestri, ogni anno sempre gli stessi.
Nella scuola che vorrei apprenderesti il valore delle parole, quelle che ti insegnano senza limitarti. Quelle che tramandano un sapere antico e ti raccontano mondi che non esistono più.
Nella scuola che vorrei potresti uscire a imparare la vita, là dove si svolge. Nel mondo.
Nella scuola che vorrei ti insegnerebbero a credere ai libri, che là dentro c'è già tutto quello che serve.
Nella scuola che vorrei avresti tanti amici, ma quei due o tre, ne sei sicura, ti seguiranno per tutta la vita.
Nella scuola che vorrei impareresti ad amare i film francesi e quelli di Pozzetto.
Nella scuola che vorrei ti spronerebbero a non avere pregiudizi, soprattutto su te stessa.
Nella scuola che vorrei quello che sai è tutto ciò che avrai.

La scuola che vorrei non esiste, almeno sulla carta. Ma immaginare un mondo migliore getta le fondamenta per poterlo costruire.

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